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Una Carta dei diritti per l'universo di Internet PDF Stampa E-mail
Scritto da Daniele Damele   
lunedì 08 dicembre 2008

 
Silvio Berlusconi ha ragione: occorre regolamentare internet e il fatto che il nostro premier intenda presentare una proposta italiana al prossimo G8 non può che far ben sperare. Accanto a questo positivo annuncio va evidenziata anche la bontà dei lavori dei lavori dell’Internet governance forum dell’Onu in svolgimento in India.

Internet è connesso alla globalizzazione e non può esimersi dall’avere delle regole, ciò anche in relazione alla tutela dei minorenni e alla salvaguardia dell’onorabilità delle persone troppo spesso a rischio di calunniatori o detrattori. Allo stato attuale manca una regolamentazione uniforme e ciò può provocare dei danni.

Le norme che dovrebbero giungere al più presto devono consentire di avviare un processo aperto e inclusivo verso una naturale interattività di tutti, senza confini, armonizzando diritti e doveri.

Insomma si tratta di sottoscrivere una Carta dei diritti e dei doveri on line per garantire libertà e regole nel più grande spazio pubblico che l’umanità abbia mai conosciuto badando alla necessaria tutela di minorenni (e maggiorenni).

Si tratta di partire dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, ahimè ancora sottovalutata e osteggiata da più d’uno in Europa, che può divenire, invece, un punto di riferimento costante per tutti quelli che, in giro per il mondo, sono impegnati nella costruzione di un nuovo sistema di garanzia dei diritti, fungendo da base per la regolamentazione della rete.

In questa prospettiva, la Carta dei diritti e dei doveri per internet fornisce una occasione preziosa e proprio perché dall’Onu è giunta un’apertura, è indispensabile rafforzare e rendere concreto il processo cosi avviato.

Poco tempo fa Google (che dovrebbe attuare un maggior controllo sui servizi di cui permette l’uso), consapevole della necessità di prevedere più forti garanzie per i dati personali, ha proposto l’ istituzione presso l’ Onu di un “Global Privacy Counsel”. L’indicazione va raccolta perché offre uno spunto concreto per cominciare a riflettere sulla futura presenza dell’Onu in questo settore. La libertà di espressione su internet non può eccedere il rispetto per se stessi e gli altri. Per questo non è possibile lasciare la tutela dei diritti fondamentali su Internet soltanto all’ iniziativa di soggetti privati, che tendenzialmente offriranno solo le garanzie compatibili con i loro interessi e che, in assenza di altre iniziative, appariranno come le uniche istituzioni capaci di intervenire.

Non si può accettare una privatizzazione della “governance” di Internet. Berlusconi dice giusto quando pone in risalto l’indispensabilità che una pluralità di attori, ai livelli più diversi, possa dialogare e mettere a punto regole comuni.

La scelta della Carta dei diritti e dei doveri ha forza simbolica, mette in evidenza che non si vuole limitare la libertà in rete ma, al contrario, mantenere le condizioni perché possa continuare a fiorire. Per questo servono garanzie costituzionali. Non si tratta nemmeno per un momento di pensare a censure, un virus che può cambiare la natura di internet, rendendola irriconoscibile, ma dell’adozione di misure adeguate a tutela di ciascuno.

E nel momento stesso in cui il cammino della Carta dei diritti e dei doveri per internet diverrà più spedito già vi sarà stato un cambiamento. Comincerà ad essere visibile un diverso modello culturale, nato proprio dalla consapevolezza che internet è un mondo senza confini. Un modello che favorirà la circolazione delle idee e potrà subito costruire un riferimento per la comunità, per quella folla di giudici che, nei primi diversi sistemi, affrontano ormai gli stessi problemi posti dall’innovazione scientifica e tecnologica, dando voce a quei diritti fondamentali che rappresentano oggi l’ unico potere opponibile alla forza degli interessi economici.

Si tratta di partire dalla creazione di una piattaforma che consenta il dialogo e la collaborazione attuando un inventario dei molti documenti esistenti, per individuare quali possano essere i principi e i diritti alla base della Carta dei diritti e dei doveri in internet elaborando una prima bozza da discutere in rete.

Mi si consenta auspicare che in futuro non sia più possibile scrivere on line fatti, privi di riscontro e non veri magari solo per allusioni gettando discredito sulle persone. Se un direttore di un giornale boccia e non fa pubblicare, perché false e calunniose, delle chiamiamole notizie, queste possano essere messo on-line?

Certo i pericoli della rete sono ben altri che la diffamazione. Mi riferisco in particolare alla violenza e alla proposta di modelli comportamentali diseducativi per giovani e adulti. Le risposte a tutto ciò non possono che stare nelle regole che vanno, poi, rispettate. E per chi non le rispetta ci dev’essere l’impossibilità a rimanere in rete, ovviamente in maniera tempistica differente a seconda dell’infrazione commessa.

La rete è di tutti e occorre avere rispetto. Il detto “calunniate, calunniate, qualcosa resterà“, purtroppo è vero, ma è anche vero che tutto ciò che va torna, come pure la frase dei nostri vecchi “male non fare, paura non avere”.


Daniele Damele
Ultimo aggiornamento ( lunedì 08 dicembre 2008 )
 
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