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Damele chiamato a far parte dell'Istituto nazionale di Psicosociologia Politica PDF Stampa E-mail
Scritto da Daniele Damele   
lunedì 22 dicembre 2008

Il friulano Daniele Damele è stato chiamato a far parte del Comitato scientifico dell’Istituto nazionale di Psicosociologia politica dal Presidente del neonato organismo, Vera Slepoj e dal Vice Presidente Sabino Acquaviva, i quali hanno promosso nelle scorse settimane l’indagine ”Paziente Italia”, un’analisi sulla situazione psicosociale e politica del nostro Paese, presentata a Roma lo scorso fine settimana alla presenza di Roberto Arditti, Direttore editoriale de Il Tempo, Willer Bordon, già Senatore e Ministro, Carlo Davide Caparini, Deputato, Francesco De Micheli, Consigliere Comunale, Alain Elkann, Giornalista e Scrittore, Giulio Giorello, Filosofo, Roberto Iadicicco, Vicedirettore AGI, Giancarlo Lanna, Presidente Simest, Massimo Teodori, Storico e Politologo, Daniele Damele, giornalista e scrittore, esperto di media e minori e Saro Trovato, responsabile Centro media e comunicazione dell’Istituto.

In occasione della sua presentazione, l’Istituto ha “steso” il Belpaese sul lettino d’analisi: l’Italia è risultata un paziente malato di paura e immobilismo. E a dare la sveglia alla Nazione è chiamata la politica. Questo quanto emerge dall’indagine della BocconiTrovato&Partner su 160 psicologi e sociologi cui è stato chiesto, appunto, di analizzare il rapporto tra “il paziente Italia”, i fenomeni sociali, la politica e i media.

Secondo questi 160 professionisti l’Italia è un Paese drogato (46%), irrazionale (39%), pigro (32%) e provinciale (28%). Gli intervistati sostengono che i giovani reagiscono all’attuale momento di crisi con la rinuncia a programmare il futuro (51%), l’aumento dell’aggressività (46%), il disimpegno (26%), e il fatalismo (23%) mentre gli over 35 sono insicuri (42%), disillusi (35%) e impauriti da ogni cambiamento (18%). La reazione di chi ha più di 35 anni è avvenuta con nuove paure (30%) e con un eccesso di protezione verso i propri figli (27%). I giovani, invece, reagiscono alla mancanza di lavoro con risentimento verso l’Italia (43%) e sfiducia nelle istituzioni (39%), ma anche con l’immobilismo (32%).

“L’Italia appare – ha detto Damele – un Paese da qualunque cosa possa offrire una fuga dalla realtà, dall’Isola dei famosi all’alcool, dagli stupefacenti ai gratta e vinci. I telefonini sono in testa alla lista dei consumi, ma poi le aziende investono poco in fibra ottica e gli italiani non spendono in cultura”. Cosa fare allora? Per gli esperti dell’Istituto si tratta di “ritrovare il sentimento d’identità nazionale e l’autostima e smetterla col vittimismo mente la politica deve puntare a scelte condivise per il bene nazionale non condizionate dall’appartenenza di schieramento”.


Ultimo aggiornamento ( lunedì 22 dicembre 2008 )
 
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