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Articolo su "Il Piccolo" di Sabato 03 Aprile 2010 PDF Stampa E-mail
Scritto da Daniele Damele   
domenica 04 aprile 2010
Multa Agcom alla Rai

Ho letto l’analisi ospitata da Il Piccolo a pagina 3 di venerdì 26 marzo dal titolo «Rai, pagheranno gli abbonati non i giornalisti responsabili», analisi, a firma di Franco Del Campo, già presidente del Corecom e attuale suo componente, che si riferisce alla multa dell’Agcom a Tg1 (e Tg5) per violazione della par condicio. Mi permetto di evidenziare che nell’analisi vengono attuati dei riferimenti non corrispondenti alla realtà che potrebbero indurre i lettori a formarsi idee non corrette. La Rai è una Spa pubblica che gode di un cospicuo finanziamento, appunto pubblico, derivante per lo più (ma non solo, ci sono anche convenzioni e altri fondi pubblici ad essa riservati) dal cosiddetto «canone», che in realtà è una tassa. È noto, però, che la Rai incassa anche i proventi delle pubblicità trasmesse. Ergo si potrebbe tranquillamente sostenere che a pagare la multa Agcom si provvederà con i fondi della pubblicità e non con quelli pubblici, ma anche questo non sarebbe del tutto esatto. Quand’ero presidente del Corerat e poi del Corecom (dal ’98 al 2003) avanzai la proposta di attuare una doppia contabilità del servizio pubblico radiotelevisivo, una pubblica e una privata, ma non ci fu verso di farla nemmeno analizzare. Se fosse stata accolta avremmo potuto chiedere tra l’altro di mettere in sovrimpressione quali programmi erano coperti con fondi pubblici (ad es. tg, talk show, …) e quali con quelli della pubblicità (varietà, …) e soprattutto si sarebbero potuto pagare le multe Agcom coi fondi privati e non dei cittadini. Magari il Corecom attuale potrebbe ri-avanzare detta proposta, chissà non abbia maggiore fortuna? È, comunque, non corretto affermare che i giornalisti Rai responsabili non pagheranno. La Corte dei conti può intervenire anche sulle società pubbliche e il Cda della Rai può rivalersi su chi è responsabile. Ergo, basta volerlo, e a pagare è chi non rispetta la legge com’è giusto che sia. Anche questi interventi possono essere richiesti da un singolo Corecom, basta scrivere a Rai e Corte dei conti romana. Lo farà il nostro Corecom? Condivido appieno, invece, la critica circa la privazione di un’informazione obiettiva e imparziale e l’impossibilità di porre rimedio, come, invece, vorrebbe la legge. Ecco allora che sorge evidente il quesito: perché l’Agcom è intervenuta così tardi? Daniele Damele


 
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